Benvenut* nel sito del Centro Sociale Autogestito 'La Talpa e l'Orologio' - Imperia (Italy)

NON SI PUO’ IMPEDIRE IL VOLO DELLE RONDINI

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Loro sono lì, nonostante tutto il vostro circo mediatico, nonostante la violenza che usate come uno stiletto a pungere una bolla che non riuscite a scoppiare, a capire.

Nonostante il carrozzone che sfreccia intorno veloce questo non spazio, tra l’umano e le frontiere, fatto di carne e ossa, teloni e sorrisi, esiste ancora. Forse deciderete voi quando battere il pugno su quegli scogli, ma la vittoria loro, gli uomini e le donne che avete relegato ai margini del vostro continente, la hanno già presa.

Ci hanno spiegato che si può attraversare mondi inseguiti da guerra e fame, superare mari, oceani, e restare umani. Ci hanno insegnato che non si può dire di no al migrare come non si può impedire il volo delle rondini.

Che è semplice: tra XXmiglia e Mentone c’è la stessa aria, lo stesso mare, lo stesso cielo e non è un concetto banale per chi ragiona come fate voi, governi europei, che date un limite a tutto ciò in cui ognuno può buttare lo sguardo. Loro sono il frutto delle vostre guerre, delle vostre speculazioni economiche, del vostro colonialismo, ma sono un frutto dolce, ribelle e quieto.

Loro sono ciò che non vi aspettavate, perché armati solo di qualche scoglio, pochi vestiti, null’altro, hanno creato un luogo dove lo spazio non esiste, tra Francia e Italia, un luogo dove pesa solo il valore dell’essere umano.

 

Per seguire la vicenda e per sapere di cosa c’è bisogno è attiva la pagina del

Presidio Permanente NO Borders Ventimiglia

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DA IMPERIA A KOBANE – IL DIARIO DI VIAGGIO

Pubblichiamo il diario di viaggio dei due imperiesi impegnati nella carovana internazionale che ha raggiunto il Kurdistan turco in occasione del Newroz per portare la propria solidarietà alla resistenza di Kobane.

Il diario è composto dai report giornalieri di Mauro e Giovanni, a formare un racconto di questa esperienza che continuerà con gli altri compagni di Rojava Calling Liguria.

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#TalpeaKobane

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In occasione del Newroz, il Capodanno del calendario kurdo, una spedizione internazionale fortemente voluta a sostegno della resistenza kurda e della carta del Rojava che vedrà impegnati almeno 150 persone e tra questi anche due imperiesi: il consigliere comunale di “Imperia bene comune” Mauro Servalli e Giovanni Vassallo del C.s.a. La Talpa e l’Orologio.

c_45af63199fDue imperiesi a Kobane

Da Imperia a Kobane

IMPERIA – KOBANE

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Rojava Calling Liguria: missione Kurdistan

20529_395236980640182_6324322773139071417_nTra pochi giorni una delegazione ligure di osservatori internazionali raggiungerà il Kurdistan, all’interno del progetto “Rojava Calling”: una staffetta internazionale attiva da alcuni mesi che ha come obiettivo quello di accendere i riflettori sull’esperienza del popolo Kurdo, in questi mesi protagonista della resistenza contro l’avanzata dell’Isis.
La delegazione si unirà alle molte altre, provenienti dall’Italia (coordinate da uikionlus.com e da retekurdistan.it) e da tutto il mondo, presenti in Kurdistan nella settimana dal 17 al 23 marzo, in concomitanza con il Newroz, la festa nazionale kurda.

La missione visiterà diverse città e campi profughi in territorio turco e cercherà di raggiungere la città di Kobane, nella regione autonoma del Rojava, in Siria, sotto attacco dell’Isis da molti mesi e recentemente liberata dai kurdi.
Il Rojava è una regione del Kurdistan siriano, autonoma dal 2011, che si ispira ai principi di uguaglianza, democrazia diretta, laicità dello stato, parità di genere e ecologia; questi valori si innestano in un tessuto che fa della convivenza fra popoli diversi la base della società.

Tutto ciò sotto la costante minaccia dello Stato Islamico, da un lato, e dei forti e polarizzati interessi geopolitici che infiammano da sempre la regione.
L’obiettivo di “Rojava Calling” è principalmente quello di sostenere, politicamente e materialmente, la lotta del popolo kurdo, portando un supporto internazionale ad una popolazione vessata da anni di discriminazione e guerra.

Da un lato quindi creare e sostenere percorsi di ricostruzione di un territorio devastato dalla guerra ed abbandonato dalla comunità internazionale, sotto la costante minaccia dell’ISIS: i primi progetti già attivati riguardano l’ambito medico/sanitario nei campi profughi e quello socio/educativo per bambini ed adolescenti.

Ma non solo, le comunità kurde sono ad oggi un laboratorio politico straordinario; la forma di democrazia diretta che hanno adottato nel Rojava, chiamata “confederalismo democratico”, è uno stimolo ed un esempio per tutti i popoli del mondo, specialmente in un momento storico in cui le politiche sociali ed economiche mondiali sono decise da un pugno di banchieri e finanzieri, sulla testa di milioni di persone.

Diversi quindi gli obiettivi della delegazione: capire e conoscere questa realtà, documentare l’esperienza, importare il suo forte messaggio, chiedere l’immediata apertura di un corridoio umanitario per la città di Kobane isolata da mesi, sostenere una popolazione che è in guerra per difendere non solo se stessa, ma principi e diritti fondamentali per tutto il genere umano.

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Una notte dei cristalli nella quale sappiamo da che parte stare

Il clima è avvelenato, sfratti e sgomberi in tutta Italia, non c’è uno straccio di reddito, di stato sociale, di solidarietà. Chi ti ha offerto il bicchiere colmo di quel veleno, che stai bevendo avido, sa il fatto suo. Sa che sei povero e che farai scorpacciata di quel siero colerico e acido, che lo ingoierai con foga senza chiedere il perché. Mentre la BCE spreme la nostra ultima goccia di vita, Renzi sfila il pavimento sotto i nostri piedi, vai di notte a tirare le bocce ai poveracci, poveracci con la pelle scura e con qualche cicatrice in più di te.

Magari ora ti accontenti anche solamente di condividere cazzate online su quanti euro al giorno vengono dati ai rifugiati (pochi, che non sono dati a loro, ma creano posti di lavoro per italiani che lavorano in una qualsiasi onlus), ansioso di trovare l’ennesima bufala che sazia la tua rabbia.
Non ti ritieni razzista, hai mille motivazioni sul perché non devono stare qui, tutte molto brevi e semplici: dal “non siamo più in grado di accogliere nessuno” finirai a quella che “quelli non si tolgono manco le mosche dalla faccia”. Forse domani chiederai di affogare i bambini in mare, o di rinchiudere tutti i diversi in gabbie piccole e senza luce, ricordandoti però di linkare subito dopo un post contro la vivisezione.

Mentre ti fai confondere in piazza piovono gas e bastonate sulla testa di chi si ribella, le fabbriche continuano a chiudere e le scuole a cadere a pezzi.
Dividi e comanda funziona sempre, dai tempi in cui c’erano i terroni. Gli hutu ed i tutsi è sempre il padrone che se li inventa e te li serve succosi proprio quando i suoi artigli devono farsi più affilati. Tuo nonno, tuo zio, tuo cugino, sono stati immigrati, ma erano diversi, sono andati a lavorare, come Al Capone, Costello, e tutta la “pizza connection”.

Una guerra tra poveri è quello che serve ad un paese disastrato, dove due gocce d’acqua e muore la qualunque, dove abbiamo le grandi opere inutili, i salari ai minimi storici, l’euro che pesa un chilo nelle tasche ed è leggero come una piuma nelle banche.
Ora siamo inchiodati lì, sull’altare del razzismo, e spendiamo energie conflittuali in questo triste spettacolo. Il potere gode e gioca le sue carte migliori al minimo sforzo. Salvini diventa forte, e non importa se il suo partito ha rubato il rubabile, se fino a ieri urlava “senti che puzza… i napoletani”, diventa eroe se denigra gli zingari e martire se gli salta il parabrezza. Gli immigrati, che hanno pagato decine di anni di contributi allo stato, con cui scherzavate fino a ieri aspettando che i bambini uscissero da scuola, diventano improvvisamente nemici e non sapete neppure il perché.

Una notte dei cristalli nella quale sappiamo da che parte stare.
Consci che i poveri sono poveri e basta, che uniti si è forti e che se uno migra non lo fa per fare l’Interail.
Razzismo e frontiere li lasciamo sulle bocche di altri, di parole migliori ne abbiamo l’imbarazzo della scelta.
Non ci spaventano le minoranze, ne essere una di loro.

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LA TALPA VA VERSO I 25 ANNI

la grandezza sociale di una piccola storia


Da quel ’90 in cui uno dei due blocchi si posizionava su tutto il planisfero ad oggi sono successe tante cose. Molti dei militanti di ora in quel periodo gironzolavano sulle altalene dei parchi pubblici, tra una siringa e l’altra, avvoltolati in qualche maglione infeltrito con i rombi, o vittime di qualche frangetta sproporzionata. Molti dovevano ancora venire alla luce. Molti dei militanti di allora, adesso passano testimoni e partecipano al dibattito con gli occhi e la mente impregnati da decadi di cambiamento. Un cambiamento riproposto dal locale al globale secondo un unico grande paradigma: il profitto, intralciato solo dalle lotte e dalla forza ideologica di un movimento che è sempre stato un gigantesco uomo manga con un piede di acciaio ed un altro di burro.

Le nostre vittorie si contano sulle punte delle dita e le nostre sconfitte sono innumerevoli, ma ogni nostra vittoria ne vale dieci di sconfitte, perché viene da uno costruzione dal basso. Per noi ha sempre contato il processo di cambiamento che si mette in moto, forse più della vittoria, perché ogni contraddizione svelata od esplosa ci porta verso l’altro mondo possibile, e delle nostre contraddizioni ne abbiamo fatto ricchezza di analisi. Perché quell’altro mondo è divenuto possibile anche grazie a noi, in marcia con tanti e tante, senza se e senza ma, perciò e percome, ma sopratutto di conseguenza. Capendo o non capendo niente abbiamo una storia lunga che inizia nel 1943, o forse anche a fine ‘800, passa e cambia come il fiume di montagna sopra e sotto terra e lì si sporca o si purifica. Un’esperienza lunga che si bagna nell’inesperienza nuova e vacillando si mette in moto iniziando a giocare con il proprio disequilibrio. Di tutte le scelte sbagliate fatte in una cosa non abbiamo mai sbagliato: il non avere mai smesso di giocare. La voglia di infilare le mani nella torta sociale non ci è mai mancata, qualunque rischio questo comportasse.

Siamo stati deboli e come in un fortino appena capaci di difendere noi stessi. A volte forti come un’orda, come in quel tre luglio giù per i boschi di Ramats.
Siamo stati maggioranza del paese se si parlava di acqua pubblica e minoritari come quando a Ventimiglia abbiamo lottato con i migranti due volte a dieci anni di distanza.
Siamo tutto come a Genova. Ad Imperia siamo stati in via Matteotti ed a Barcheto. Un’alternativa all’eroina ed anti-proibizionisti.
Siamo un concerto ed un’assemblea tesa.
Siamo una cena ed una pubblicazione di un libro.
Siamo rumore e dibattito.
Siamo dei piatti appena lavati in cucina ed un posacenere pieno di sigarette vecchie che nessuno svuota per mesi.
Siamo centro documentazione e baretto.
Siamo sconforto e gioia.
Siamo tanti. Siamo pochi.
Siamo pannelli solari e gruppi elettrogeni. Cortei e ritirate.
Siamo commercio equo e solidale.
Siamo vetero e novità.
Siamo palestra e nuvole di fumo passivo.
Siamo arte e piastrelle pasticciate male in bagno.
Siamo la lucida analisi di qualcuno ed un ragazzo in una sabato notte confuso.
Siamo gente che va e gente che viene.
Siamo chi resta per sempre e chi non torna più.
Siamo lutti di amici e compagni persi e brindisi ai nuovi nati.

Questo siamo e saremo, una piccola storia con il solo e sacro limite dell’auto gestione.

SIAMO LA TALPA E L’OROLOGIO centro sociale

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