Benvenut* nel sito del Centro Sociale Autogestito 'La Talpa e l'Orologio' - Imperia (Italy)

La storia

Il centro sociale nasce sull’onda del movimento della Pantera del 1990; sono i collettivi medi e universitari di Imperia ad organizzare l’occupazione.

I collettivi studenteschi e il movimento dopo anni di assenza, ricompaiono già nel 1988, nascono un coordinamento cittadino e un giornalino studentesco (Il raglio). Artefici di questa nuova avventura sono principalmente gli studenti di liceo classico e magistrali che, attraverso Marco e altri universitari imperiesi in contatto con le realtà genovesi, da tempo organizzano attività politico culturali. Nell’inverno ‘89/’90 rispondono le altre scuole e anche Imperia conosce il movimento della Pantera con manifestazioni e occupazioni in tutta la provincia.

Da quell’esperienza studentesca, nell’estate nasce il Centro di documentazione e di inchiesta territoriale La Talpa e l’orologio. In un primo tempo occupiamo gli spazi di alcune stanze al secondo piano che oltre a contenere il primo embrione del nostro centro di documentazione, hanno soprattutto la funzione di sede di movimento. In una città come Imperia, governata dal dopoguerra sempre dalla Democrazia Cristiana, ma con una forte componente operaia e comunista i primi tempi sono assai difficili. Maggioranza e opposizione hanno più o meno le stesse posizioni sull’occupazione.

È illegale, quindi sbagliata e da condannare. Noi sosteniamo che è uno strumento per raggiungere un obiettivo, quello di avere un centro sociale, un mezzo necessario anche se illegale.

Autogestione, democrazia diretta e partecipativa, mancanza di spazi per fare politica, repressione sistematica dei movimenti sociali di protesta, fascismo di stato, stragismo nero, memoria storica e internazionalismo sono gli argomenti attorno a cui ruotano le nostre prime iniziative.

Nel 1991 siamo in prima fila nelle mobilitazioni contro la prima guerra del Golfo e nella promozione dei comitati cittadini.

Il 1992 è stato l’anno delle celebrazioni Colombiane e del Controfestival di Sanremo. Decine di imperiesi partecipano alle contro celebrazioni genovesi grazie al lavoro di controinformazione svolto dal centro. È in questo periodo che decidiamo di ampliare la nostra esperienza e di diventare, fatte le dovute modifiche al luogo, un vero e proprio centro sociale occupato e autogestito.

Collezioniamo di conseguenza denunce e processi, terminati con assoluzioni piene e con il riconoscimento dei fini sociali delle nostre azioni. Ogni processo diventa un presidio o una manifestazione, la solidarietà attiva della città si fa sentire e ci permette di affermare il nostro diritto ad esistere.

Nei locali di via Matteotti transitano, a partire da quel periodo decine di migliaia di persone; centinaia di iniziative hanno luogo dentro e fuori gli spazi del centro. Manifestazioni, incontri, concerti scandiscono la vita del centro in momenti molto difficili per la sua esistenza. Il rischio di sgombero, come una spada di Damocle, torna più volte d’attualità nella nostra storia.

Grazie ad un continuo flusso di attraversamenti e contaminazioni, facilitate dalla orizzontalità delle relazioni, il centro è in grado di sviluppare un numero di attività veramente impressionante; questa vitalità ci porta a crescere continuamente nelle attività e nel consenso.

Pur occupando uno spazio fisico molto grande, un palazzo di tre piani sito a Porto Maurizio, non abbiamo mai limitato la nostra progettualità chiudendoci nei nostri spazi. Continuiamo a intendere il centro come uno spazio pubblico da inserire nel territorio come strumento di agire socio politico, uno strumento critico con cui potere lavorare alla costruzione di una città diversa, che si costruisce a partire dalle esigenze e dai diritti dei cittadini.

In quest’ottica occupiamo nel 1997 un’area verde con quattro capannoni militari al Prino, un quartiere periferico di Imperia: nasce l’esperienza dei Cantieri Sociali Riuniti, che raduna a rete decine di associazioni e gruppi operanti in provincia.

È un’esperienza molto importante, decine di concerti con alcuni dei migliori gruppi musicali italiani (Modena City Remblers, Linea 77, Mgz, 99 Posse) e tantissime iniziative pubbliche che restituiscono uno spazio verde bellissimo alla città. Per due anni è il centro della politica imperiese dove si forma nel lavoro quotidiano quel gruppo di persone che, pur proveniendo dalle esperienze più diverse, saranno in grado di riportare collettivamente, di vivere e di interpretare l’esperienza della battaglia di Seattle nel 1999. Il primo conflitto sociale globale che segnerà la storia italiana e darà luogo alla trasformazione dei movimenti italiani, a quei tempi molto piccoli e divisi, in movimenti sociali di massa dal carattere globale.

È il periodo in cui nascono in tutto il mondo nuovi movimenti antagonisti, nasce l’idea stessa di movimenti noglobal, new global o altermondialisti. Manifestazioni come quella contro il Cpt di via Corelli a Milano, di Mobilitebio a Genova, contro l’Ocse a Bologna, contro Haider e Forza Nuova un po’ in tutta Italia segnano anche la nascita di nuove pratiche di lotta da parte dei movimenti, oltre che una notevole crescita numerica. Arriviamo quindi al luglio del 2001, al G8 di Genova, dopo un intenso periodo di mobilitazioni. A febbraio una delegazione torna per la terza volta in Chiapas, alla marcia del colore della terra degli zapatisti. La loro esperienza a fianco dell’E.Z.L.N. sarà fondamentale nella costruzione delle giornate genovesi.

Quello che accade a Genova nelle giornate del 20 e 21 luglio, la morte di Carlo, la violenta repressione vengono vissuti da tutti noi come una folle vendetta inflitta al movimento proprio per la sua grande capacità di mobilitazione. Genova mette a nudo anche i limiti del movimento e segna l’inizio di un periodo di discussione interna alle varie anime che lo compongono.

Noi decidiamo di sviluppare le nostre attività in modo da farne la sperimentazione concreta di un’idea nuova di spazio pubblico e di partecipazione, e alla fine di quell’anno nasce la bottega del commercio equo e solidale Garabombo l’invisibile

Nei tre piani della nostra occupazione avevamo organizzato uno spazio sociale e culturale, che oltre la sede della bottega, aveva una sala concerti, un centro di documentazione, una serie di stanze che venivano usate da molte associazioni, da collettivi e compagnie teatrali assetati di luoghi d’incontro.

Nell’autunno del 2004 la doccia fredda, veniamo a scoprire che l’Unicredit, proprietaria dello stabile, è in causa con il Comune, per la morosità degli affitti. Per evitare un grande onere all’amministrazione, con una lettera aperta al Presidente Alessandro Profumo, otteniamo una trattativa nella quale riusciamo a coinvolgere anche il Comune.

Come è nostra prassi questo percorso viene supportato da iniziative all’interno e all’esterno del centro, come il convegno “Un’occasione da cogliere, qui adesso”, con il quale abbiamo voluto proporre alla città le potenzialità che eravamo in grado di esprimere in quel momento, confrontandoci con altre realtà nazionali che sviluppavano percorsi simili al nostro, e del quale abbiamo anche pubblicato gli atti.

Pensavamo di essere ad un passo dalla soluzione, attraverso l’incontro con dirigenti di primo piano della banca, riconoscendo l’importante valore sociale delle nostre attività, eravamo arrivati ad una ipotesi di cessione dell’immobile al comune ad un prezzo di favore, con il vincolo di destinarlo ad usi sociali per la nostra città.

Un grave lutto però ci colpisce, Marco Beltrami, uno dei fondatori, e sicuramente la figura più autorevole del centro viene sopraffatta da una grave malattia. Sono momenti difficili, spesso pensiamo di non potercela più fare, ma la grande solidarietà che ci viene dalla città, e da tutta Italia, ci spinge a continuare nonostante il grande vuoto. Riprendiamo le attività, organizziamo una evento estivo a San Bartolomeo al mare “Batti il tuo tempo… con Marco nel cuore”, per ricordare un amico e come momento di riflessione sugli spazi sociali nel nostro paese.

Ma nel momento in cui ci organizziamo per riprendere la trattativa, scopriamo che l’Unicredit contrariamente alle promesse fatte, ha ceduto l’immobile alla Selfimm, una società immobiliare genovese, anche con questa società apriamo una nuova trattativa.

Nonostante le difficoltà le attività non ha conosciuto sosta, con eventi teatrali e musicali (Andrea Rivera, Frankie Hi-Nrg) che si possono annoverare tra i maggiori proposti nella nostra Provincia in quella stagione. Parallelamente è continuata la promozione e la valorizzazione dei gruppi musicali locali, che trovano nei nostri spazi il luogo ideale per debuttare, promuovere il primo disco, insomma “farsi le ossa” per affrontare situazioni più impegnative.

La Bottega del Commercio Equo e Solidale “Garabombo l’invisibile”, che nel frattempo si era sviluppata fino ad occupare due dipendenti e due persone disabili in inserimento lavorativo, ha organizzato incontri con i produttori, corsi su nuovi stili di vita, attività di sensibilizzazione e informazione. La C.G.I.L. di Imperia ha aperto nei nostri locali un punto di informazione per disoccupati e precari.

Il 24 Settembre 2008 otteniamo un primo importante risultato: un accordo davanti al Prefetto, firmato dal Sindaco, dall’Assessore Regionale Vesco, dagli occupanti e dagli altri soggetti privati che prevedeva il trasferimento del Centro in una nuova sede, e cosa piu importante quel documento rappresenta il riconoscimento da parte delle autorità delle attività del Centro.

A causa di problemi legati alla proprietà questo accordo non può concretizzarsi e si arriva così al 19 Febbraio 2009 quando stipuliamo una convenzione con la Selfimm e la Regione che prevede il trasferimento del Centro Sociale nell’attuale sede.

Chiave dell’accordo è l’Associazione verso la Fondazione Marco Beltrami nata nel giugno del 2007, su iniziativa di molte persone provenienti da diverse realtà politiche e sociali della città di Imperia alla quale vengono affittati i locali della nuova sede. In essa si sono raccolte tutte quelle realtà che hanno sostenuto la trattativa, alla presidenza viene nominato Oscar Marchisio, noto sociologo, professore all’università di Bologna.

Nonostante il trasferimento si avvicini troviamo il tempo di organizzare insieme a molte realtà cittadine Abusivissima 2009, un evento in spiaggia per portare tra i turisti il dibattito su quello che succede nel nostro territorio.

Il quartiere che ospita la nuova sede, nel frattempo, non vedendo di buon occhio il trasferimento, ma sopratutto strumentalizzato da politici di pochi scrupoli, si mobilita contro il trasloco. Le sfide non ci hanno mai spaventato ed affrontiamo anche questa con convinzione, e attraverso un dialogo franco e diretto con i residenti, spieghiamo come il centro possa essere una risorsa.

E in effetti arriva subito un banco di prova, una mobilitazione contro la costruzione di una centrale a biomasse nel mezzo delle case a cui i residenti si oppongono. Nasce un comitato cui aderiamo, attraverso il quale si ottiene lo stop alla costruzione, e soprattutto ci permette di farci conoscere da vicino ed anche i più riottosi al nostro trasferimento si ricredono.

Possiamo quindi riprendere con serenità le nostre attività nella nuova sede, che attraverso un finanziamento regionale nel frattempo è stata resa agibile.

Un Centro Sociale vive per le sue attività, e delle sue attività, quindi nonostante un pò di lavori ancora da finire, decidiamo di ricominciare subito. Così, il 29 dicembre 2009, La Talpa e l’Orologio ha riaperto i battenti con il primo dj-set nella nuova sede. Una festa “precaria” ancora in mezzo al cantiere, ma non ce la facevamo più a stare chiusi.

Il pregio più grande del Centro Sociale rimane, oggi come prima, la sua orizzontalità e informalità, che lo rendono facilmente fruibile sia agli “utenti” che a quelli che intendono impegnarsi nella sua gestione. Alla Talpa non ci sono barriere all’ingresso: anche il gruppo più inesperto di sedicenni può suonare su un palco di grandi dimensioni con un service di alta professionalità, anche il più amatoriale dei gruppi teatrali ha a disposizione uno spazio per fare le sue prove e per esibirsi. Inoltre il fatto che il contratto di affitto sia formalmente intestato all’ Associazione non ha mai messo in discussione l’autonomia del collettivo di gestione e la prassi per cui la decisioni sulla vita quotidiana vengono prese dall’assemblea, secondo i principi dell’autogestione e del “chi fa, decide”.

Questa pratica ha permesso, negli anni, a moltissimi ragazzi di confrontarsi con problemi reali, pratici e politici, dall’organizzazione di un concerto alla trattativa con le istituzioni, potendo scegliere quali e quante responsabilità assumersi. Il Centro Sociale la Talpa e l’Orologio è, nel suo vivere quotidiano, un’occasione di crescita personale e una palestra di responsabilità civica per moltissimi giovani.

Per questo non vogliamo che il dover pagare l’affitto diventi negli anni un fattore di snaturamento della nostra esperienza. Non è principalmente un problema di risorse, forti della grande solidarietà su cui abbiamo sempre potuto contare anche nei momenti più difficili e della straordinaria partecipazione che ha sempre caratterizzato le nostre iniziative possiamo sperare di non avere grossi problemi a pagare un affitto una volta che le potenzialità della nuova sede si concretizzeranno. Introducendo però la necessità di rendere redditizie le iniziative corriamo il rischio di dover privilegiare realtà consolidate e remunerative a scapito di esperienze fragili e innovative che magari diventeranno celebri qualche anno più tardi ma che per ora non garantiscono alcun ritorno. La forza della Talpa è sempre stata quella di essere un bisogno e non un’associazione, il posto dove si sperimenta il nuovo e dove se la tua proposta artistica e culturale è bella o brutta, interessante o noiosa lo decide solo chi viene (o non viene) a guardarla. Vorremmo continuare a esserlo pienamente, inventandoci una maniera di svincolare i costi fissi dal budget delle serate.

L’idea quindi è di costruire un impianto fotovoltaico sul tetto della nuova sede, attraverso l’incentivo statale, che ci permetta di pagare gran parte dell’affitto. L’importanza dell’operazione non si fermerà al solo aspetto economico, ma ha secondo noi anche una importante ricaduta simbolica e ideale.

In un momento di crisi ambientale e sociale, l’unica via di uscita passa attraverso un ripensamento del sistema economico che abbia come perno la questione ambientale e la produzione di energia è in questo fondamentale. L’immobilismo della classe dirigente è imbarazzante, tocca quindi a noi cittadini prendere in mano la situazione realizzando dal basso quelle iniziative che possano essere da esempio e da stimolo per il cambiamento.

Dal sole potrà arrivare gran parte dell’energia in futuro e dal sole vogliamo che arrivi la nostra energia, per continuare ad essere quel luogo di libera sperimentazione sociale che in questi primi venti anni La Talpa e L’orologio è stata, per continuare ad essere una vera e propria Centrale Sociale Autogestita.

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