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CRONACA DA XXMIGLIA: TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO.

Il sindaco Scullino lo esigeva. Ne andava della stagione turistica, per l’estate il centro di accoglienza andava chiuso. Non solo, andava chiuso anche il corridoio della stazione, l’ormai famoso alveo delle lotte politiche dei migranti e dei loro scioperi della fame con il silenziatore. Così è stato.
Un lunedì lavorativo, al mattino presto, verso le otto dell’esperienza ventimigliese resta poco e niente. Spenti i riflettori ed i clamori mediatici, con i militanti anti-razzisti fiacchi e sfiniti, i migranti ormai esausti e senza speranze.

Si apre una nuova pagina e la vicenda verrà trattata lontano dal confine. Una battaglia in cui noi tutti si esce sconfitti, con l’amaro in bocca per essersi dovuti scontrare contro l’apparato e la triste realtà politica di due stati.
Il movimento locale aveva reagito all’annuncio della chiusura dello spazio in Val Bevera organizzando una catena umana con i compagni francesi, proprio alla frontiera. Più di un centinaio di ragazzi, ragazze e migranti si erano dati appuntamento al di qua e al di là della dogana, sull’ormai famoso ponte San Ludovico. Musica e forni a legna trasportabili ed un clima di festa “nonostante tutto” non sono bastati ad ammorbidire l’apparato repressivo delle forze dell’ordine. Un’impressionante miscela di plotoni di carabinieri e polizia (almeno in numero doppio rispetto ai manifestanti) sbarra ogni accesso al confine e tenta di proibire anche la simbolica catena umana con cui si pensava di abbattere almeno ideologicamente lo steccato sordo e cinico rappresentato dai confini. Trattative estenuanti e minacce di cariche gratuite ed immotivate. Un funzionario ligio al dovere ripete di continuo: “La Francia è uno stato sovrano e ora un passo indietro che oggi finisce male”. Nonostante l’atmosfera gioviale del presidio la determinazione è tanta. La catena umana viene concessa. Mani francesi, italiane e tunisine si toccano passando le rispettive bandiere di qua e di là della colorita fila di persone, di qua e di là del confine.
Già, perchè è dall’incontro tra Berlusconi e Sarkozy che le maglie della rete si sono strette, ormai praticamente chiuse. Per il centinaio di ragazzi che sono rimasti fino alla fine le speranze di raggiungere la Francia sono svanite. E le forze dell’ordine danno il dato che la polizia trans-alpina rimpatria in Italia almeno dieci persone al giorno (anche oggi che non c’è più un centro idoneo ad accoglierli).
La regione garantisce che saranno collocati in strutture dignitose e case famiglia, non in C.I.E. Quaranta in Piemonte, venti in Veneto, dieci in Umbria, settantasei in Liguria e così via. Se così sarà per ora non ci è dato sapere, impossibile rintracciare il percorso di ognuno. Resteranno solo le telefonate che ricevono e riceveranno l’amico Munir o Khalid o Sahid.
Scattata l’ultima foto, quella dei ragazzi che salgono su un bus con le dita in segno di vittoria, Ventimiglia torna un’anonima città di confine. Rimangono ricordi difficili da incasellare e un numero non meglio precisato di migranti arrestati per nulla. Scompariranno il massacro mediatico e la speculazione sulle loro vite. Scompariranno le telecamere che hanno inebriato e distorto la realtà e le vite di ragazzi che chiedevano libertà, scompariranno le telecamere che noi per primi non abbiamo capito come adoperare.

FRANCESCO SCOPELLITI

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