Benvenut* nel sito del Centro Sociale Autogestito 'La Talpa e l'Orologio' - Imperia (Italy)

IL PERICOLO È IL MIO MESTIERE

venerdì, settembre 2nd, 2016

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Nei giorni scorsi la questura di Imperia ha notificato “l’avviso orale di pericolosità” ad un nostro compagno.

Per chi ne fosse all’oscuro l’avviso orale è un atto con cui l’interessato viene avvisato che esistono sospetti sul suo conto; egli è invitato a tenere una condotta conforme alla legge, con l’avvertenza che in caso contrario potrà essere proposto per l’applicazione di una delle misure di prevenzione previste dalla legge. Queste notifiche già note e viste in provincia, vengono elargite a tutta forza dalla questura, ma quella che è arrivata al nostro compagno impone tutta una serie di restrizioni sul possesso di alcuni oggetti.

Citiamo dal documento: “impone allo stesso il divieto di possedere o utilizzare, in tutto o in parte, qualsiasi apparato di comunicazione radiotrasmittente, radar e visori notturni, indumenti e accessori per la protezione balistica individuale, mezzi di trasporto blindati o modificati al fine di aumentare la potenza e la capacità offensiva, ovvero comunque predisposti al fine di sottrarsi ai controlli di polizia, armi a modesta capacità offensiva, riproduzioni di armi, altre armi o strumenti, in libera vendita, in grado di nebulizzare liquidi o miscele irritanti non idonei ad arrecare offesa alle persone, prodotti pirotecnici di qualsiasi tipo, nonché sostanze infiammabili e altri mezzi comunque idonei a provocare lo sprigionarsi delle fiamme, nonché programmi informatici ed altri strumenti di cifratura o crittazione di conversazioni e messaggi.”

Discusso il suo contenuto ampiamente in assemblea, il nostro compagno si poneva dubbi su alcune di queste diciture. Cestinati prontamente i botti di san Silvestro con relativa esultanza dell’ala animalista del centro sociale; messi immediatamente su e-bay il carro armato ed i lanciafiamme in nostro possesso, il collettivo non riusciva a risolvere alcuni dubbi interpretativi. Dato che il nostro compagno acquistò una conchiglia per frequentare un corso di arti marziali tempo fa, e dato che suddetta conchiglia ha chiaramente lo scopo di proteggere la balistica individuale del soggetto, va eliminata? Ergo il nostro compagno è costretto a rinunciare a “tafazzarsi” nei momenti di maggiore sconforto o deve procedere a balistica sprovvista di dispositivo protettivo. Per quello che riguarda i programmi informatici ed altri strumenti di cifratura o crittazione di conversazioni e messaggi, essendo il nostro compagno appena in grado di inviare le mail, ed assumendo come dato certo dai suoi racconti che il gestore “whatsapp” volgarmente detto anche “wazp”, di cui il compagno non conosce le esatte generalità, lo contattò alcuni mesi fa sostenendo che ora forniva un servizio di crittazione, è necessario disinstallare l’applicazione? La vecchia pistola “condor” spara gommini deve essere rimossa dal baule dei giochi d’infanzia? Di radar e visore notturni il compagno sostiene di possedere solo una vaga esperienza fatta su “call of duty” in adolescenza.

Al di là dell’ironia va ricordato anche che questi provvedimenti sono una cosa seria, come sono serie le decine di altri provvedimenti emessi dalla questura nell’ultimo anno (tra fogli di via, avvisi orali di pericolosità e notifiche di reati fantasiosi). Documenti come questo possono essere il preludio alla “sorveglianza speciale” o ad altre pesanti restrizioni. E’ seria anche la pretesa delle forze di polizia di regolamentare la vita delle persone senza neanche bisogno del consenso della magistratura, di controllare militarmente il territorio. Pensiamo sia giunto il momento di iniziare assieme ai cittadini un percorso di opposizione a tutto questo, di farlo ora prima che sia troppo tardi.

XXMIGLIA, OLTRE LE COLONNE D’ERCOLE, DOVE PRECIPITA LO STATO DI DIRITTO

venerdì, settembre 2nd, 2016

La militarizzazione dei territori si può, oltre che praticare, riprodurre infinite volte. Una volta molti di noi dicevano “pensa globale, agisci locale”, un motto che aveva un significato forte e stava ad indicare un metodo. Ora però la dicotomia locale globale pare essere diventata anche un modello repressivo adottato dalle forze di polizia in tutto il loro variegato carrozzone di apparati (polizia, carabinieri, alpini, magistrati, prefetti, questori, blindati, reparti) e dai rispettivi governi. Infatti se sui media ad ampio raggio i nodi del potere politico europeo (Renzi in primis) difendono democrazia ed illuminismo, uguaglianza e libertà, assumendo il piano globale di ultimo baluardo rispetto la barbarie, almeno a parole, sul piano locale reprimono senza mezzi termini tutto quello che potrebbe essere inteso come dissenso, passando come una maglio non solo sulle metropoli, ma anche sulle piccole valli, siano esse un luogo strategico come un confine o tutto ciò che può velocemente diventarlo. Renzi guida un tandem maleodorante scambiando pedalate continue con il populismo di Salvini, accrescendo ed esasperando tutti i livelli di lotta, tra un predico bene razzolo male, razzola tu che predico io, predica tu che razzolo io; vengono confusi continuamente i piani ed i livelli sociali, distraendo a più non posso occhi e orecchie di persone che hanno sviluppato negli anni una motivata sorda-cecità. E così basta partire con un centinaio di biciclette per trovarsi schierato davanti direttamente il ministero con decine di mezzi, un’infinità di uomini, organismi mostruosi su cui il potere cade goccia a goccia e si inasprisce da Alfano fino a funzionari militanti, passando poi per questori militari. L’uso della forza massiccia a chiudere una strada di Montagna su di un canyon torrentizio, un luogo sperduto e piacevolmente decresciuto nell’entroterra della val Roya, un luogo che da anni lotta contro la devastazione di un folle progetto infrastrutturale (il tenda bis). Un posto che non era stato militarizzato a tali livelli dai tempi in cui i francesi provavano ad infilarsi attraverso ogni pertugio ad est per devastare i Savoia, cioè dalla fine del ‘700. Non è solo una questione di pratiche di piazza, per timore che i migranti valichino il confine jeep e blindati battono Olivetta e Fanghetto ogni giorno, piccoli paesi in cui si muovono pressioni politiche ed alabarde che sembra quasi il governo messicano a cercare di schiacciare le piccole valli del Chiapas, sostituendo sub-comandante ed un popolo in cammino con attivisti e migranti in transito. La politica istituzionale fa un passo indietro per impotenza o per sagacia, lasciando ormai i movimenti, che hanno un portato di idee oltre che di corpi, a relazionarsi esclusivamente con uno sciame bellico, uno stato di polizia permanente. Così anche nel piccolo ponente ligure si può subire la militarizzazione dei fiumi, delle città, dei pensieri, degli occhi, dei cuori. Anche nel piccolo ponente ligure, dove il conflitto materiale (quello che sollecita i rapporti di forza reali dello scontro fisico tra parti sociali e potere) non si è mai verificato, ogni giorno ci sono deportazioni, coercizioni e detenzioni illegali-immorali di migranti, violenze, denunce, fogli di via e lettere scarlatte (come la notifica della “pericolosità sociale”) impressa a fuoco sulla pelle degli attivisti. Le violenze sui corpi, quelli dei migranti, che non riescono ad imporre alle istituzioni il diritto base di autodeterminarsi come persone benché lottino collettivamente con tenacia su questo territorio da più di un anno. In questo gioco brutale viene assorbita ogni cosa, le ditte di trasporto locale, le strade statali e provinciali, le amministrazioni. Perfino i cittadini che volontariamente si prestano ad uno slancio di solidarietà, le associazioni, vengono continuamente compressi in dinamiche forti, a volte scelte obbligate, dove lo schema di espressione militare dello stato, con una pesante dimensione logistica, tenta di vanificare energie e risorse. Serve un ragionamento collettivo su come emergere in spazio ed agibilità, su come respingere la pesantezza di questa dimensione di continuo esercizio della forza, serve una visione che possa sparigliare le carte e le mappe dell’assedio; riuscire ad imporre la libertà di “movimento” per tutti e tutte, donne e uomini, migranti ed attivisti.

 

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CSA LA TALPA E L’OROLOGIO

SALVINI AD IMPERIA, IL PREZZO DEL DISSENSO

venerdì, settembre 2nd, 2016

Il dissenso, se convinto e gridato a squarciagola, ha un prezzo alto. La procura ci ha recapitato dodici decreti penali per la contestazione a Matteo Salvini dello scorso maggio ad Imperia.

Ci vengono comminati circa un mese di carcere e 2500 euro di ammenda pro capite. Eccolo, il prezzo del dissenso: non è teorico nè ideologico, trattasi di soldi veri e propri; in sostanza la nostra avversione ha un valore di mercato, perfino salato.

Grazie alla forma del decreto penale ci viene negato anche il giudizio di un tribunale. Faremo ricorso, perchè pensiamo di meritare almeno un processo, benchè, a vedere le carte, sembra la sentenza sia già scritta.

La procura batte cassa e quantifica in questo dispositivo economico e detentivo la nostra passione e la nostra rabbia.

Però ci chiediamo, alla luce della nostra condanna, quanto debba pagare Matteo Salvini. In che modo debba essere quantificato, denaro o giorni di galera, l’odio con il quale sta avvelenando le strade di questo paese.

Quanto costa speculare sui morti nel Mediterraneo, sulla povertà? Quale è il prezzo da pagare per chi pungola la pancia e l’intestino della gente affinché si scagli contro chi ha meno diritti? Quanti euro deve sborsare chi gioca biecamente con la disperazione per inseguire questa o quella poltrona?

Probabilmente non avremo risposta perché in Italia è legale seminare xenofobia e razzismo, battersi per il contrario no. Anche se la nostra costituzione vorrebbe il contrario.

Non ci spaventa farci carico di questa sentenza, l’ennesima per alcuni di noi, e allo stesso modo non ci spaventerà tornare in piazza a ripetere a Salvini, o a chi per lui, che non è benvenuto. Fare “gli indifferenti”, voltare la testa dall’altra parte, non ci riesce proprio.

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OGNI NUOVA DENUNCIA UN INVITO AD ANDARE AVANTI. OGNI NUOVA CONDANNA LA CONFERMA CHE SIAMO SULLA STRADA GIUSTA.

domenica, dicembre 13th, 2015

ishot-1-compressedGrande il successo della presentazione ieri del libro “Sebben che siamo donne” di Paola Staccioli, storie di donne che scelsero di mettere in gioco la vita per i loro ideali, con la gradita presenza di Silvia Baraldini, donna che ha vissuto sulla sua pelle cosa vuol dire opporsi ad un sistema dominante, e subirne la dura repressione.

Negli ultimi tempi abbiamo visto cadere sulle noste teste numerosi capi di imputazione, denuncie, indagini, decreti penali, per aver occupato e ripulito un giardino di proprietà pubblica come quello di Banca d’Italia, per aver dato “da mangiare agli affamati e da bere agli assetati” che si erano arenati sugli scogli di Ventimiglia quest’estate, per accolto Matteo Salvini non con ospitalità e cortesia, ma con carta igienica e fischi.

Siamo gli uomini e le donne denunciati per tutto questo, non siamo pentiti, non ci sentiamo di avere esagerato, non pensiamo di non essere stati democratici. Quando qualcuno afferma che esistono esseri umani ed esseri umani, quando qualcuno inneggia e stimola una guerra tra poveri, quando qualcuno riesuma i fascismi vecchi e quelli nuovi e li ripropone in una formula torbida, quando qualcuno depreda il patrimonio che è di tutti non possiamo restare a casa, non urlare il nostro sdegno. Non vorremmo trovarci, a causa del nostro silenzio, ad avallare nuovi teoremi razziali e, sopratutto, non è da noi voltare la testa mentre i camini fumano, mentre i cadaveri si posizionano a strati sul fondo del mediterraneo, mentre i padroni vecchi e nuovi si accaparrano i beni comuni.

Oggi ogni problema viene risolto dalla polizia, tutto è questione di ordine pubblico, ogni dissenso viene denunciato, sanzionato, penalizzato. Nella legislatura “democratica” di Renzi sono decine gli spazi sgomberati, le libertà mancate, i luoghi di incontro chiusi. Sfratti, denunce, fogli di via, obblighi e divieti di dimora. Questa è l’Italia odierna, la progredita e progressista Europa. Le nostre denunce rientrano in questo quadro, dove basta appena tirare su la testa, e prontamente intervengono magistratura e polizia: sia si tratti di una manifestazione non autorizzata, sia si tratti di un temibile e pericoloso lancio di carta cinque veli di morbidezza, o un’adunata sediziosa di giardineri. Per questo, oggi più che mai, è necessario combattere i fascismi e manifestare il proprio dissenso.

Per questo tutte queste denunce sono semplicemente un invito ad andare avanti. Per questo quella di ieri sera è solo il primo appuntamento di tanti che verranno.

SE AVETE BISOGNO DI NEMICI GUARDATE IN ALTO

domenica, dicembre 13th, 2015

E si li odiamo anche noi gli attentatori mussulmani di Parigi
Così come i poliziotti turchi che sparano a Silvan e Cizre
O i fondametalisti buddisti che in Myanmar linciano i mussulmani
E l’israeliano che riprende un bambino palestinese agonizzante sperando che muoia
E gli Hutu che stanno dinuovo affilando i macheti contro i Tutsi
O i tagliatori di legna che bruciano la foresta amazzonica e sparano agli indios
Così come i poliziotti messicani che sequestrano torturano e uccidono gli studenti che protestano
E l’elenco potrebbe continuare…

Questo odio ci brucia sulla pelle tutti i giorni, per tutti i morti innocenti che quotidianamente il cinismo umano miete

Perciò odiamo più di ogni altra cosa i potenti che finanziano, armano e fomentano queste menti malate
Odiamo gli indifferenti che si accorgono delle ingiustizie solo quando arrivano sulla porta di casa
Odiamo gli attivisti da social network che poi non rinunciano al loro mojito per passare una serata sugli scogli a Ventimiglia

Ma non ci faremo mai trascinare nelle loro guerre tra poveri
I poveri sono la nostra famiglia, anche quando la disperazione li porta a commettere le peggio atrocità

Se avete bisogno di nemici allora guardate in alto, verso le mani che tirano le file di questo mondo, e abbiate il coraggio di prendervela con loro

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